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mercoledì 26 settembre 2012

GRADARA






Al confine tra la Romagna e le Marche, si trova il castello di Gradara a circa 150 metri di altitudine.

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 il mastio


Piero e Rodolfo de Grifo nel 1150 innalzarono la prima costruzione del castello: il Mastio e proclamarono la loro indipendenza.
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un ponte levatoio

I Malatesta lo acquistarono e vi costruirono mura, torri merlate e tre ponti levatoi. Qui dominarono i Malatesta fino al 1464 quando subentrò la dominazione papale.
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 Sala del Consiglio

Poi arrivarono gli Sforza che abbellirono le stanze della rocca di affreschi e chiamarono vari artitsti tra cui Andrea Della Robbia (Pala Robbiana). 


 la Pala Robbiana

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 la stanza da letto di Lucrezia


Qui visse per tre anni Lucrezia Borgia, sposa di Giovanni Sforza per volontà del padre, il Papa Alessandro VI. Dopo di lei giunse Cesare Borgia finchè il Papa morì e tornarono gli Sforza. 

il camerino di Lucrezia

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Giovanni  fece affrescare la Sala dei Putti in onore della moglie che era in dolce attesa.  Ma il piccolo morì prematuro e, dopo poco anche Giovanni.


affresco della sala dei Putti
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Subentrarono così, per volere del Papa Giulio II, i Dalla Rovere con Francesco Maria.
 I duchi Della Rovere, signori di Pesaro e Urbino, trasmisero il feudo di Gradara alle loro mogli; la gestione del castello divennne così tutta femminile, con Elisabetta Gonzaga, Vittoria Farnese, Livia della Rovere.

Nel 1631 la rocca tornò sotto la dominazione pontificia insieme a tutto il ducato di Pesaro Urbino.
Fu l’ingegnere Umberto Zanvettori a salvare Gradara dalla decadenza con un restauro che durò tre anni: tutto a sue spese. Nel 1983 la Rocca passò allo stato.

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Al Castello di Gradara è legata la triste storia di Paolo e Francesca
 
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foto dal web


giovedì 11 settembre 2008

IL CASTELLO DI SAN LEO





I Romani costruirono una prima fortificazione sul culmine del monte. Durante il Medioevo, la fortezza venne aspramente contesa da Bizantini, Goti, Franchi e Longobardi. Berengario II, ultimo re del regno longobardo d’Italia, venne qui stretto d’assedio da Ottone I di Sassonia, tra il 961 e il 963. Intorno alla metà del XI secolo, da Carpegna scesero a San Leo – allora chiamata Montefeltro – i conti di Montecopiolo; da questo importantissimo feudo, essi trassero il nome e il titolo di conti di Montefeltro.





Nella seconda metà del Trecento, la fortezza venne espugnata dai Malatesta che si alternarono nel suo dominio ai Montefeltro sino alla metà del secolo successivo.
Nel 1441, il giovanissimo Federico da Montefeltro fu protagonista di un’ardita scalata della Rocca. Nel frattempo, l’arte della guerra aveva conosciuto determinanti innovazioni e la fortezza con la sua struttura medioevale, composta di semplici torri quadrangolari scarpate, disposte a recinto del mastio centrale, non era più in grado di sostenere l’avvento delle armi da fuoco. Federico affidò al grande architetto e ingegnere senese Francesco di Giorgio Martini il compito di ridisegnare la rocca e approntarla alle nuove esigenze di guerra.






La fortezza fu protagonista di importanti vicende guerresche durante il periodo rinascimentale: fu sottratta per pochi mesi ai Montefeltro dal duca Valentino nel 1502 e ai Della Rovere delle truppe medicee nel 1517. Quando il castello passò sotto lo Stato Pontificio (1631), fu adattato a carcere. Nel 1788, essendo le carceri insalubri e fatiscenti, Giuseppe Valadier, nominato da Pio VII architetto dello Stato della Chiesa, fu incaricato di apportare le necessarie migliorie.




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Dal 1791, fino alla morte avvenuta il 26 Agosto 1795, vi fu rinchiuso fino alla morte Giuseppe Balsamo, noto come Alessandro conte di Cagliostro.


Cagliostro nacque a Palermo il 2 giugno 1743. Fuggito dal Seminario di Caltagirone, apprese la chimica e la medicina come aiutante farmacista, poi fu preso dall’interesse per l’alchimia e per le scienze occulte.
A Roma nel 1768, sposò Lorenza Feliciani.
Cagliostro viaggiò in molti paesi d'Europa, fu in Egitto e in Persia. Vantando di conoscere l'acqua di giovinezza e la pietra filosofale e dichiarando di possedere capacità mirabolanti, riuscì a diventare amico di re e di principi.
A Londra, nel 1776, aderì alla Massoneria e lui stesso fondò una loggia che ebbe tra i suoi seguaci lo stesso Napoleone Bonaparte,allora giovane ufficiale.
Ebbe a predire a Maria Antonietta la rivoluzione del 1798, la caduta della monarchia, la misteriosa scomparsa di suo figlio (il futuro Luigi XVII) e la stessa decapitazione della regina. Per questo fu implicato nel furto della collana della regina e poi espulso dalla Franca,anche se riconosciuto innocente.
Si stabilì a Roma dove fondò una loggia di rito egizio e nel 1789 fu condannato a morte dall'Inquisizione con l’accusa di stregoneria, ma fu salvato dal capestro per volere del Papa Pio VI, che era stato da lui guarito. Fu così imprigionato come eretico e condannato al carcere perpetuo nella Rocca di San Leo, dove morì nel 1795: aveva cinquantadue anni.
Il suo corpo non venne mai trovato: si dice che Napoleone al suo posto trovò una spada.
Pare che egli avesse scoperto come trasformare i metalli in oro, che fosse dotato di poteri misteriosi anche come guaritore.



sabato 29 settembre 2007

LONGIANO
















Sulle colline tra Cesena e Rimini sorge Longiano, le cui origini si fanno risalire alla discesa dei longobardi in Italia, tra il VII e l'VIII secolo.
Da un’antica pergamena del 1059 si sa che nella zona era stato costruito un castello per difesa dai barbari, castello poi divenuto motivo di contesa tra Rimini e Cesena.


Attraverso Porta Girone del XIII sec. si può salire
al castello e agli insediamenti circostanti.
Le altre porte di accesso sono:
la Porta Tagliata e la Porta del Ponte.


Nel 1216 i cesenati furono definitivamente sconfitti e Longiano entrò nell'orbita di Rimini, così quando questa cadde in potere dei Malatesta, anche Longiano seguì la stessa sorte e Giovanni Malatesta, fu nel 1290 il primo dinasta del castello.


Nel 1297 i Cesenati, uniti ai Forlivesi, Faentini e Imolesi, incendiarono il borgo di Longiano verso la Porta del Ponte, che conserva il nome di Borgo Bruciato, dopodichè i Malatesta aggiunsero nuovi bastioni ed ingrandirono la Rocca che ancora oggi si vede, a maggiore fortificazione del Castello.


Dal 1290 fino al 1463 il castello fu dei Malatesta; dal 1463 al 1519 appartenne alla S.Sede e fu governato da Vicari. Nel 1503 le truppe di Cesare Borgia misero a sacco il borgo che gli aveva rifiutato fedeltà.
Dopo quattro anni di dominio Veneziano, per volontà di Papa Leone X Longiano divenne feudo del Conte Guido Rangone di Modena, che fu Signore d'armi ma anche protettore di artisti e letterati.
Nel 1581 questi territori ritornarono in possesso della Chiesa fino all’arrivo di Bonaparte, nel 1790, che occupò la Romagna fino al 1814.
Dopo l'unità d'Italia, negli anni 1862-63, l'interno del castello fu totalmente ristrutturato.



Durante l'ultimo conflitto mondiale Longiano, caposaldo della linea Gotica, subì violentissimi bombardamenti che produssero gravi danni, specie al Santuario del Crocefisso e alla Biblioteca Storica.





Il Castello,oggi completamente restaurato, ospita la Fondazione Balestra con una collezione di artisti italiani (Morandi, Rosai, Maccari, Sironi...) e stranieri (Goya, Matisse, Chagall...) che conta più di duemila opere.
La Fondazione organizza mostre, incontri sull'arte e aulla letteratura.






E' stata iniziativa di Tonino Guerra la targa che riporta i versi scritti da Tito Balestra per la moglie Anna. Fu proprio lei a dare il via alla Fondazione.


Tito Balestra (1923- 1976) fu poeta, critico d'arte e giornalista dell'Avanti.



Nella Piazza antistante al Castello si svolgono varie manifestazioni in occasione degli eventi caratterizzanti la vita longianese.



Sulla Via 4 Novembre, che porta al Castello, si trovano le Chiese di Longiano: il Santuario del SS. Crocefisso con l'attiguo Convento dei Frati Minori Francescani, la Colleggiata di San Cristoforo e l'Oratorio di San Giuseppe, d'epoca barocca.





















lunedì 5 marzo 2007

TREDOZIO



Tredozio si trova nella vallata del Tramazzo, in un territorio ricco di bellezze naturali,che fa parte del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.
Il toponimo deriva da Castrum Treudacium. Le origini sono antichissime: i primi insediamenti umani, trovati in località S.Maria in Castello, risalgono infatti all'età del bronzo o villanoviana. Abitata dai Romani che sottomisero i Galli Boi insediati in tutta la valle, fu poi dominio bizantino. Nel XII secolo divenne feudo dei conti Guidi di Modigliana e svolse soprattutto funzione di 'mercatale' al centro di un grande bacino montano.

I Conti Guidi di Modigliana ebbero a lungo il controllo del territorio mediante la fortificazione di un 'Castellaccio' ( di cui restano poche rovine) a guardia del borgo sottostante. La Repubblica Fiorentina ne entrò in possesso nel 1428 per un atto di sottomissione della comunità locale. Tredozio era una stazione climatica assai frequentata nei secoli scorsi. Solo nel 1923 Tredozio, come altri comuni precedentemente toscani, entrò a far parte della Provincia di Forlì (oggi Forlì-Cesena) per volere di Mussolini.

La sua posizione nell'entroterra dell'Appennino Forlivese ne rende agevole l'accesso da Faenza tramite la strada provinciale Modigliana - Tredozio che risale tutta la vallata fino al passo del Tramazzo (m.973). E' pure raggiungibile a Est da Portico di Romagna tramite il valico del M. Busca e ad Ovest da Marradi risalendo il M. Beccugiano e il M. Collina.

Le vie e le piazze di Tredozio si animano in occasione di fiere, sagre, feste religiose… La Sagra del Bartolaccio si tiene nelle prime due domeniche di novembre ed è dedicata appunto al "BARTOLACCIO" (bartlàz) che è una originale specialità locale: tortello ripieno di patate bollite, pancetta di maiale, grana e pecorino, cotto alla piastra. Durante la sagra viene allestito il mercato per le vie del paese, con stands gastronomici, musica dal vivo e spettacoli vari.

Il centro del paese, che si sviluppa in longitudine e non fu mai cinto da mura, presenta una struttura urbanistica che ricorda le cittadine toscane. Vi si trovano vari edifici storici, e religiosi e civili. Della Pieve di S.Michele (Sec. XII) in viale Marconi si hanno notizie sin dal 1203. Modificata più volte nelle struttura architettonica, in origine era costruita su un'unica navata, le due navate laterali furono aggiunte infatti nel 1795. Fortemente danneggiata durante l'ultima guerra è stata restaurata negli anni successivi.

Sulla Via XX Settembre, che è il cuore del paese, si affacciano palazzi rinascimentali e settecenteschi che rispecchiano lo stile e l'influenza del dominio fiorentino. Appartennero alle nobili famiglie di proprietari terrieri che esercitavano la professione nel capoluogo toscano e trascorrevano gran parte del proprio tempo a Tredozio, dove amministravano i propri beni e ricoprivano cariche pubbliche.

La Torre Civica, in Via XX Settembre, alta circa 20 metri. con la sua mole sovrasta le case intorno. Poco sopra al basamento una "targa scultorea" ricorda i tredoziesi caduti delle due guerre mondiali. Esistente almeno sin dal 1263, la torre in origine era una cella campanaria senza orologio che vi fu collocato nel 1575. Solo nel 1703, tuttavia venne sopraelevata con la cella campanaria nella quale fu posta la campana del "Castellaccio".


In via XX Settembre è visitabile la Chiesa della Compagnia e Oratorio della Beata Vergine delle Grazie edificata nel XIV sec. È un bell'esempio di architettura religiosa locale. Danneggiata dal terremoto del 1661 fu restaurata nel 1695, mentre l'ampliamento più consistente, fu effettuato nel 1702. Alla fine dell'epoca napoleonica accolse le suppellettili sacre raccolte in altre Chiese e salvate dalla furia dei francesi. Nel 1900, in occasione del Centenario della ricostruzione della Compagnia del SS. Sacramento, l'interno della chiesa venne restaurato e la facciata di cotto venne rialzata e rimaneggiata in pietra. L'aspetto attuale della Chiesa si deve all'intervento effettuato nel 1939.

All'interno viene conservata un’immagine ritenuta miracolosa della Beata Vergine delle Grazie, rinvenuta su un muro della casa del podere chiamato Molinetto di Tredozio, il 29 luglio 1752; fu solennemente trasportata nella chiesa della Compagnia, fu canonizzata pubblicamente in "Madre di Misericordia e Fonte perenne di Grazia" e venne posta nel tabernacolo della cappella fatta costruire appositamente.


Straordinaria costruzione, al tempo stesso opificio rurale e casa padronale, Palazzo Fantini (Via XX Settembre) è il più prestigioso palazzo tredoziese. Costruito prima del 1500, l'attuale facciata risale tuttavia a dopo il 1776. Villa Fantini "rinasce" praticamente nel 1750, quando Lorenzo Maria Fantini decide di dare una dimora adeguata alla ricca famiglia, proprietaria allora di 33 poderi per mille ettari di terra. Così il giorno 3 Maggio 1753, furono benedette le fondamenta e le cantonate della facciata e ne fu posta la prima pietra. Su tale facciata in stile barocchetto toscano, furono collocati un balcone e lo stemma di famiglia: un galletto passante, imbeccato e muovente in un campo.Il palazzo si eleva probabilmente sulla fondamenta di case assai più antiche, accorpate in un'unica fabbrica in modo che al suo interno ci fossero sia l'abitazione padronale vera e propria, che tutti i locali necessari alle attività di una grande azienda agricola. Vasto, labirintico nelle sue decine di stanze, cantine, tinaie, ripostigli, granai, lavanderie, serre, il Palazzo lascia nel visitatore un'immagine di grandiosità ma insieme di fervido attivismo contadino. Il complesso si affaccia su due cortili, uno contiguo all'altro, per sfociare, poi, in uno splendido giardino all'italiana. La parte che ancora è adibita ad abitazione privata non è visitabile; quella riadattata dall'antica destinazione di opificio rurale ospita oggi iniziative pubbliche, concerti, matrimoni, servizi fotografici, musei.

Il paese si anima per la Sagra dell’Uovo, nata nel 1964 per valorizzare l'antica usanza della battitura delle uova sode che si svolgeva nella vicina Parrocchia di Ottignana nel giorno di Pasqua. Momenti principali della Sagra: la tradizionale battitura della uova ed il campionato nazionale mangiatori di uova sode. Durante la sagra allestimento di mostre di vario tipo (di artigianato, artistiche, fotografiche), spettacoli con artisti di strada, giochi che coinvolgono il pubblico (la classica pesca nell'uovo gigante, la pentolaccia); degustazione prodotti tipici tutti a base di uova.

Il lunedì di Pasqua si svolge il Palio dell’Uovo in cui i 4 rioni del paese si sfidano per la conquista del Palio dopo una sfilata storica in costume medioevale. La sfida comprende quattro gare: la più spettacolare resta senza dubbio la "battaglia delle uova" crude, che vede contrapposte a rotazione le coppie dei Rioni in un incontro di abilità e precisione, con il lancio di 600 uova per ogni tornata.




La zona di Tredozio è per gli amanti della natura. Lunghe escursioni possono essere compiute nei territori dell'alto Tramazzo, dove si trova il Lago di Ponte ed un ambiente boschivo ancora intatto, o lungo gli itinerari e i sentieri che attraversano i boschi collocati intorno al paese. Lungo il torrente è possibile incontrare fonti di acqua solforosa, mentre in alcuni punti del territorio vicino al Monte Busca, una formazione di origine vulcanica, si possono ammirare emissioni di gas metano naturale.